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Lo zainocrate non crede che la fiducia sia qualcosa che va creato, gli pare meglio parlare di scambio. La fiducia è un elemento che viene scambiato attraverso gli incontri, le relazioni, gli scontri. Non abbiamo esperienza di una fiducia creata unilateralmente. Possiamo parlare di fiducia solo se pensiamo a quello che “accade tra” e che perciò non si trova né da una parte né dell’altra: si trova in mezzo.

Questo è precisamente quello che distingue la fiducia dalla fede, perché quest’ultima non ha bisogno di una relazione per essere alimentata. Mentre si può parlare di “fede cieca”, non ha alcun senso riferirsi a una “cieca fiducia”, se non nei casi in cui intendiamo abbandonare la relazione per abbandonarci alla simbiosi (quella cosa che accade quando si è talmente innamorati che si vorrebbe diventare la persona di cui si è innamorati.)


Lo zainocrate favorisce la circolazione della fiducia, perché egli sa che la fiducia è un bene intangibile determinante per la coesione comunitaria. Come tale, non può essere ridotto ad alcun elemento materiale (trattato, accordo, contratto o simili). La fiducia è sempre a rischio perché si fonda su dinamiche ineffabili, impossibili da controllare appieno ed esposte al costante rischio di fraintendimento.
 


Perciò chi volesse tutelare la fiducia, dovrebbe innanzitutto conservare un atteggiamento di apertura vigile. Apertura, perché occorre muovere sempre dal presupposto che l’altro meriti la nostra fiducia e quindi porgere la nostra; vigile perché non si deve dare per scontato che l’altro comprenda le nostre buone intenzioni.

Da: “Zainocrazia”, L.Previ, 2018


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