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La General Electric produce una meravigliosa incubatrice. È grande come una stanza, piena di aggeggi elettronici molto raffinati ed è avanzatissima sul piano tecnologico. Sembra la materializzazione dei luccicanti sogni dei paladini della rivoluzione digitale.

Negli ospedali americani, i bambini che nascono prematuramente vengono immediatamente infilati lì dentro e, per qualche giorno, tutte le loro funzioni vitali vengono monitorate a distanza con grande esattezza.

Negli ospedali indiani che non possono permettersi di spendere le decine di migliaia di dollari necessari all’acquisto di questo raffinato marchingegno, i bambini nati prematuri rischiano la vita. Per meglio dire: la rischiavano, sino a quando un gruppo di studenti non ha inventato Embrace.

Si tratta di una piccola sacca di materiali plastici che presenta due aperture. Da una parte si infila il neonato, dalla parte opposta si sistemano piccole celle di cera sigillate che, dopo essere state scaldate su un forno qualsiasi, garantiscono al bambino il mantenimento dell’opportuna temperatura corporea.

Embrace costa 200 dollari, un centesimo del costo della incubatrice General Electric. Naturalmente Embrace non offre ai medici tutte le articolate funzioni di controllo offerte dalla macchina digitale, ma consente al bambino di rimanere in vita. Soluzione subottimale in regime di scarsità ovvero innovazione frugale.

Da: “Zainocrazia”, L.Previ, 2018


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