Negli ultimi anni, il dibattito manageriale sull’Intelligenza Artificiale si è concentrato in modo quasi ossessivo sui Large Language Models e sull’abilità puramente esecutiva di formulare prompt efficaci. Tuttavia, lo scenario tecnologico e competitivo globale si è già spostato verso una frontiera infinitamente più complessa e pervasiva: l’Agentic AI, ovvero i sistemi multi-agente autonomi. Non interagiamo più soltanto con chatbot reattivi a singole istruzioni testuali, ma con reti di agenti software capaci di pianificare sequenze di azioni, prendere decisioni in tempo reale e intervenire direttamente sui processi aziendali.
In questo salto paradigmatico emerge la sfida più critica per la leadership moderna: la Upstream Specification, la specifica a monte. Come fanno i comitati di direzione a definire con chiarezza, prima del rilascio operativo, i confini etici, le priorità di business e i comportamenti desiderati di sistemi sintetici autonomi? Il linguaggio verbale e i documenti testuali sono intrinsecamente ambigui e spesso mascherano pericolosi disallineamenti cognitivi tra i decisori.
Radici epistemologiche: l’artefatto fisico come specchio del pensiero
Per governare questa transizione, la risposta teorica e metodologica più solida arriva dai padri fondatori di LEGO® SERIOUS PLAY®, Johan Roos e Bart Victor, attraverso due pubblicazioni sull’International Journal of Management and Applied Research. Il primo paper retrospettivo del 2018 (How It All Began) documenta la genesi del metodo negli anni Novanta presso l’IMD di Losanna, in stretta collaborazione con l’allora CEO di LEGO Kjeld Kirk Kristiansen.
Gli autori constatarono il collasso funzionale degli strumenti tradizionali di pianificazione strategica, i quali soffocavano la creatività sistemica e generavano un consenso formale di facciata destinato a svanire rapidamente. Per superare questa impasse, Roos e Victor edificarono una metodologia integrando l’epistemologia autopoietica, il costruzionismo di Seymour Papert, la teoria dei sistemi complessi adattivi e la cognizione incarnata. Dimostrarono scientificamente che la mente struttura la conoscenza in modo più profondo quando le mani costruiscono artefatti fisici nel mondo reale, sbloccando una conoscenza tacita inaccessibile alla pura speculazione verbale.
La nuova frontiera teorica: specificare l’autonomia algoritmica attraverso lo spazio tridimensionale
Nel recente contributo scientifico del 2026 (How It Continues: LEGO® SERIOUS PLAY®, Specification, and Agentic AI), Roos e Victor compiono un ulteriore salto teorico determinante, posizionando la metodologia come strumento d’elezione per la specifica a monte dei sistemi di Agentic AI. Il pericolo principale dell’adozione tecnologica non risiede nel malfunzionamento del software, ma nel misalignment di specifica: se agenti autonomi perseguono obiettivi formulati in modo superficiale, opereranno con spietata efficienza verso direzioni organizzative distruttive.
La costruzione di modelli tridimensionali risolve questa asimmetria permettendo ai team di tradurre valori taciti in artefatti manipolabili, posizionare fisicamente gli agenti artificiali nell’ecosistema di business per definirne i vincoli di delega, e simulare dinamicamente scenari di rischio imprevisti prima di procedere allo sviluppo del codice.
RETHINKING AI e il paradosso dell’efficienza: distinguere standardizzazione e distintività
Facendo perno su questa rigorosa matrice accademica, il framework RETHINKING AI da noi sviluppato si configura come un laboratorio strategico progettato con uno scopo inequivocabile: ridisegnare i confini del lavoro aziendale per distinguere l’efficienza degli algoritmi dal valore insostituibile del talento umano. Come evidenziato nell’impianto metodologico, emerge un paradosso dell’efficienza: quando una tecnologia rende un’attività più rapida ed economica, la tendenza naturale delle organizzazioni è produrne una quantità maggiore, saturando l’attenzione anziché liberare tempo per il pensiero. Per governare questa dinamica è imperativo separare nettamente la standardizzazione, che comprende attività ripetitive e operative destinate all’automazione, dalla distintività, intesa come intuito, etica e creatività, che rappresenta quella sana inefficienza capace di generare un reale vantaggio competitivo.
I quattro rischi sistemici per le organizzazioni: dall’omologazione all’atrofia del giudizio
Senza un presidio consapevole di questi confini, le imprese si espongono a quattro vulnerabilità strategiche profonde. La prima è l’omologazione, ovvero una progressiva perdita di originalità creativa sul mercato a causa dell’appiattimento sui modelli generativi. Segue lo skill decay, il mancato trasferimento delle competenze critiche e del giudizio esperto ai profili junior, ai quali viene a mancare la palestra dell’apprendimento per prove ed errori. Si assiste inoltre a una potenziale inerzia manageriale, con un forte rischio di obsolescenza per i ruoli intermedi che non riescono a ridefinire il proprio valore aggiunto. Infine, emerge il rischio di atrofia del giudizio, una progressiva diminuzione del pensiero critico a favore di decisioni algoritmiche precompilate.
Il Protocollo delle 3V: un framework di governance decisionale
Per tradurre questa complessità in un modello di governance applicabile quotidianamente, il percorso impiega il Protocollo delle 3V, un criterio di discernimento sistemico. Il primo asse valuta il Volume: di fronte ad attività massive e identiche, si stabilisce la delega alle macchine per ottimizzare i flussi. Il secondo asse analizza la Varianza: in presenza di variabili instabili e contesti inediti, si sancisce limprescindibilità dellintuito e dellesperienza umana. Il terzo asse pondera il Valore: laddove sussistono elevati rischi etici, legali o reputazionali, si impone il controllo umano obbligatorio e continuo.
Dai modelli fisici all’azione strategica: il senso umano come architettura del futuro
L’efficacia di questa riflessione si concretizza attraverso un processo esperienziale che parte dal pensare con le mani per stimolare soluzioni non convenzionali, attraversa la condivisione di una visione di scenario sistemica, e culmina nella redazione di Principi Guida e di un piano dazione individuale e collettivo. Questo processo trasforma l’ansia tecnologica in chiarezza organizzativa, restituendo ai leader e ai professionisti il ruolo di custodi della diversità cognitiva.
Il futuro dell’Intelligenza Artificiale non si prevede inserendo un prompt testuale in una barra di ricerca; si specifica e si costruisce materialmente, riportando l’essere umano al centro del processo di attribuzione di senso.
Scritto da Fabio Fumagalli, Organizational Complexity Facilitator (LEGO® SERIOUS PLAY® & MAPPS®) per Serious Play Italia



